Il Dottor Massimiliano Brambilla è considerato uno dei pionieri nell’applicazione della medicina rigenerativa al trattamento del Lichen Sclerosus e delle stenosi genitali. Con oltre 25 anni di esperienza clinica, un ruolo di primo piano nella SICPRE – Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva – e un’attività scientifica che contribuisce a orientare future linee guida nazionali, la sua visione rappresenta oggi uno dei riferimenti più avanzati nel panorama ricostruttivo e rigenerativo italiano.

Un approccio nato per caso 

«Mi sono avvicinato al Lichen Sclerosus quasi per caso, perché all’epoca se ne parlava poco, si sapeva molto meno di oggi» ricorda. Durante gli anni alla Clinica Mangiagalli di Milano osserva come alcune caratteristiche della patologia ricordassero condizioni per le quali veniva già utilizzato il tessuto adiposo, come le radiodermatiti della mammella. Da quella intuizione iniziale, dettata più dall’osservazione clinica che da evidenze formali, nacque una sperimentazione che avrebbe poi orientato l’intera sua carriera: impiegare il tessuto adiposo nella terapia di una malattia ancora poco esplorata.

 

Rigenerare per curare 

Nel corso del tempo, quel primo tentativo si è evoluto in un approccio sofisticato di medicina rigenerativa. Brambilla racconta come dagli inizi in cui si parlava genericamente di lipofilling si sia progressivamente passati a preparati adiposi sempre più specifici. Oggi il suo lavoro si fonda su una selezione molto precisa di microfat, nanofat e altri derivati del tessuto adiposo, ciascuno con funzioni differenti e calibrato sulla fase clinica della paziente. «Non è questione di iniettare qualcosa per principio. Ogni preparato biologico ha un ruolo e va scelto per il momento giusto della malattia. Le fasi infiammatorie, quelle fibrotiche, quelle più stabili richiedono approcci diversi. L’utilizzo di dodici tipologie  differenti di PRP e di una decina di varianti di tessuto adiposo testimonia quanto il trattamento, oggi, sia diventato un lavoro di estrema precisione. Si deve scegliere il preparato più idoneo  e stabilire l’esatta quantità, così come si fa per la somministrazione di un farmaco. Questo è il presente e il futuro della medicina rigenerativa».

Nonostante l’importanza crescente della rigenerativa, Brambilla insiste su un concetto fondamentale: nessuna innovazione può sostituire ancora le linee guida tradizionali. «La rigenerativa non è  attualmente un’alternativa: è un adiuvante. I corticosteroidi, o gli inibitori della calcineurina, sono alleati preziosi e imprescindibili. Le terapie vanno integrate, mai contrapposte, in un equilibrio che tenga conto dei bisogni e della storia clinica di ogni paziente».

Uno dei campi in cui il suo lavoro è particolarmente riconosciuto è il trattamento delle stenosi vulvari. Le sue parole mostrano un approccio graduale e rispettoso della fisiologia. Nei casi più lievi, la soluzione passa spesso attraverso un’attenta riabilitazione del pavimento pelvico, l’uso di topici adeguati e un lavoro di massaggio correttamente insegnato alla paziente. «Il punto è spiegare come farlo, quando farlo, in che modo. L’educazione terapeutica è parte integrante della cura», afferma. Quando la fibrosi è più strutturata, invece, interviene la rigottomia o lisi percutanea: una tecnica che, mediante un ago specifico, libera le briglie fibrotiche interne permettendo ai tessuti di recuperare elasticità. Per le situazioni più complesse, si arriva infine alla chirurgia di ampliamento. In questi casi, racconta, l’obiettivo è portare tessuto sano dove la fibrosi ha compromesso l’anatomia. «Lasciar guarire spontaneamente porterebbe a nuova fibrosi. L’ampliamento, invece, ricostruisce una morfologia funzionale, che può cambiare la vita quotidiana e sessuale delle pazienti. Il beneficio, soprattutto nelle donne più giovani, può essere significativo».

Il clitoride: tra funzione, dolore e identità corporea

Uno dei capitoli più delicati e innovativi del suo lavoro riguarda il clitoride e, in particolare, la fimosi clitoridea. «Si tratta di una condizione progressiva in cui il prepuzio si chiude e ingloba il glande clitorideo. Non sempre ciò comporta un problema, ma quando crea dolore, formazione di  cisti o una modificazione importante della sensibilità, l’intervento può rappresentare un sollievo sia fisico che psicologico». Sottolinea anche che sebbene alcune donne sperimentino una maggiore sensibilità dopo la liberazione del clitoride, molte altre abbiano comunque una vita sessuale soddisfacente anche con il clitoride incappucciato. Per una parte delle pazienti, liberare il clitoride assume anche un significato identitario: ritrovare un’anatomia percepita come “normale” aiuta a sentirsi meglio con il proprio corpo.

La tecnica chirurgica che il Dottor Brambilla propone è altamente specializzata e utilizza strumenti di microchirurgia estremamente delicati. Un punto essenziale è la ricostruzione di un prepuzio in chiave funzionale: il clitoride non va lasciato scoperto del tutto, ma protetto da un cappuccio di cute sana che riduca lo sfregamento e preservi le sensazioni. Nel tempo, l’esperienza gli ha insegnato quanto sia importante prevenire la recidiva, integrando la rigenerativa durante l’intervento e programmando una riabilitazione estremamente accorta nel post-operatorio.

Un percorso multidisciplinare 

Il lavoro, sottolinea più volte, è sempre multidisciplinare. «Dermatologi, ginecologi, fisioterapisti del pavimento pelvico, psicologi, sessuologi e biologi collaborano in un percorso integrato che mira non solo a ripristinare la morfologia, ma anche a migliorare la qualità della vita, l’autostima e la sfera relazionale delle donne coinvolte». Dalla medicina rigenerativa alle tecniche microchirurgiche, passando per la riabilitazione e il supporto psicologico, emerge un modello di cura complesso, integrato e profondamente umano, che guarda alla paziente nella sua globalità. «È un viaggio iniziato quasi per caso ma diventato, con gli anni, una delle strade più avanzate per restituire funzionalità, benessere e dignità a chi convive con una patologia spesso invalidante e sottovalutata» conclude Brambilla.