Quando si parla di Lichen Sclerosus, il primo pensiero va inevitabilmente alle terapie mediche. Eppure, sempre più evidenze mostrano quanto lo stile di vita possa contribuire al benessere delle persone che convivono con questa patologia infiammatoria cronica. Ne abbiamo parlato con la biologa nutrizionista Annalisa Michielon, che ha fatto della nutrizione clinica e funzionale il suo ambito di formazione. Un approccio che considera la persona nella sua interezza, mettendo al centro non solo l’alimentazione, ma anche il sonno, la gestione dello stress, il microbiota, l’attività fisica e, soprattutto, la relazione con il paziente.
Dottoressa Michielon, come è nato il suo interesse per il Lichen Sclerosus?
«Per anni ho lavorato nella ricerca scientifica e durante il dottorato mi sono resa conto che negli articoli compariva sempre più spesso il ruolo della nutrizione nelle patologie croniche e infiammatorie. È lì che me ne sono innamorata. Successivamente ho scelto di diventare biologa nutrizionista perché sentivo che mi mancava qualcosa: il rapporto con il paziente. Amo la ricerca, ma avevo bisogno di quell’umanità, di quell’empatia che oggi rappresentano la parte più bella del mio lavoro».
Lei parla di nutrizione funzionale. Che cosa significa concretamente per una persona con Lichen Sclerosus?
«Significa guardare l’intero individuo come un sistema integrato, non il singolo organo. Il Lichen è una patologia infiammatoria cronica a probabile eziopatogenesi autoimmunitaria: non possiamo pensare che basti seguire una dieta standard. Il primo atto di cura, quando entra nel mio studio una persona con una diagnosi difficile, è accoglierla. Farla sentire al sicuro. Dire: “So che stai soffrendo, sono qui per aiutarti”. Per me questo è imprescindibile, perché senza fiducia non può esistere nessun intervento nutrizionale. Ecco perché preferisco parlare di piano nutrizionale piuttosto che di dieta. La parola dieta è riduttiva. Un piano nutrizionale è un percorso costruito sulla persona, molto più gentile e molto più completo. Non riguarda solo calorie e grammature, ma tutto ciò che può contribuire a spegnere l’infiammazione».
Quanto conta la personalizzazione?
«Ogni persona è un universo. Come nutrizionista ho il privilegio di entrare nella vita più intima delle persone: conosco cosa mangiano, come vivono, come dormono, come funziona il loro intestino, quali sono le loro paure. Quando si affronta una patologia che accompagnerà il paziente per tutta la vita bisogna prenderlo per mano e accompagnarlo con rispetto, empatia e con i suoi tempi. L’obiettivo non è imporre regole rigide, ma aiutare la persona a costruire nuove abitudini sostenibili. Significa imparare a scegliere alimenti di qualità, leggere le etichette, capire come abbinare i cibi. A volte è necessario ridurre temporaneamente alcuni alimenti, ma tutto deve essere personalizzato. Non esistono protocolli validi per tutti».
Oltre all’alimentazione, quali aspetti considera fondamentali?
«Il sonno, in primis. È incredibilmente sottovalutato. Durante il sonno il nostro corpo ripara i tessuti, regola gli ormoni e modula il sistema immunitario. Per una patologia che interessa pelle e mucose è un aspetto fondamentale. Altrettanto importante è la gestione dello stress: molte persone con Lichen convivono con dolore, prurito, bruciore e un disagio che spesso rimane invisibile agli altri. Questo genera ansia e stress continui».
Per questo la nutrizione non può lavorare da sola.
«Credo profondamente nella multidisciplinarietà. Il medico segue la terapia farmacologica, il fisioterapista il pavimento pelvico, lo psicologo la salute emotiva e io mi occupo della nutrizione, del microbiota, dei ritmi circadiani e dello stile di vita. È il lavoro di squadra che fa la differenza: siamo maglie di una stessa rete. Se ne manca una, tutta la rete perde forza».
Nell’intervista parla anche del nervo vago come “interruttore del benessere”.
«Sì, perché respirare è gratuito. Cantare, ridere, fare una passeggiata nel bosco, guardare il mare per dieci minuti, respirare profondamente: sono tutti modi semplici per attivare il nervo vago e favorire il rilassamento del sistema nervoso. Quando sorridiamo e proviamo gioia, tutto diventa più leggero: un messaggio che vale per chiunque, non soltanto per chi convive con il Lichen Sclerosus».
Quali risultati osserva nei suoi pazienti?
«Il cambiamento più bello è vedere le persone tornare a sorridere. Ogni persona ha tempi diversi e nessuno può promettere risultati uguali per tutti, ma non mi è mai capitato di non assistere almeno a un piccolo miglioramento».

