Il Dr. Rosario Zarbo di recente si è accostato ai più innovativi approcci della medicina rigenerativa rappresentati dalle terapie biologiche del PRP (Plasma Ricco di Piastrine) e dell’impianto genitale delle cellule staminali mesenchimali estratte dal grasso autologo.

Mi presento, sono il Dr. Rosario Zarbo medico chirurgo, specialista in Ostetricia e Ginecologia, laureato con lode e proposta di pubblicazione presso l’Università di Medicina e Chirurgia di Catania, ho successivamente completato la mia formazione specializzandomi presso la stessa Università in Ginecologia e Ostetricia. Durante la specializzazione ho potuto approfondire alcuni aspetti della professione frequentando per vari mesi diversi istituti in Italia e all’estero: Gorizia, Roma, Baireuth (Germania), Londra.

Nato come uroginecologo/perineologo ho iniziato giovanissimo ad occuparmi dei problemi della statica pelvica (prolasso genitale/incontinenza urinaria), nel tempo ho esteso le mie competenze nell’ambito della diagnostica prenatale ecografica (screening prenatali, ecografia morfologica, ecocardiografia fetale) e parallelamente, seguendo la tradizione paterna, alla chirurgia ginecologica occupandomi di patologia genitale benigna e maligna sia con tecniche tradizionali laparotomiche e vaginali che con approccio laparoscopico.

Dal 2007 ricopro l’incarico di Dirigente Medico presso l’Ospedale Umberto I di Siracusa dove mi occupo prevalentemente dell’attività chirurgica con particolare indirizzo a quella oncologica, oltre a svolgere ordinariamente attività di sala parto e di diagnostica ecografica.

Presso il mio ambulatorio da anni, grazie anche alla mia formazione uroginecologica, mi occupo di problemi di atrofia genitale menopausale (sindrome urogenitale) praticando la medicina rigenerativa sia con approccio farmacologico (terapia ormonale sostitutiva e terapie mediche locali) che fisico con l’adozione della radiofrequenza ottenendo ottimi risultati.

Di recente mi sono accostato ai più innovativi approcci della medicina rigenerativa rappresentati dalle terapie biologiche del PRP (Plasma Ricco di Piastrine) e dell’impianto genitale delle cellule staminali mesenchimali estratte dal grasso autologo.

Nella mia unità operativa io e il mio direttore (Dr. A Bucolo) abbiamo iniziato a praticare quest’ultima procedura chirurgica per il trattamento dell’atrofia urogenitale e del Lichen scleroatrofico sulla scorta dei lavori scientifici pubblicati negli USA già nel 2010 e precocemente intercettati e sviluppati in Italia dal Dr Giovanni Casarotti con eccellenti risultati in termini di efficacia e durata nel tempo con studi pubblicati fino a 7 aa di follow – up.

In che cosa consiste il trapianto di cellule staminali adipose può essere riassunto in queste diapositive

(per gentile concessione di Nexus® )

 

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Le cellule mesenchimali sono cellule staminali mature multipotenti non emopoietiche (cioè che non producono le linee cellulari del sangue), che hanno la capacità di differenziarsi, rigenerare e riparare i vari tessuti come cartilagini e ossa, tessuto cardiaco e muscoli scheletrici, tendini ed altri tessuti (es. quello adiposo). Le cellule mesenchimali in questione sono state identificate nei “periciti” cioè delle cellule che aderiscono alla superficie dei piccoli vasi sanguigni e che vengono attivate nel caso di danno tissutale potendosi differenziare nei vari tipi cellulari necessari alla riparazione del tessuto in cui è avvenuto un danno. Il midollo osseo, il tessuto adiposo, il tessuto del cordone ombelicale, la polpa dentaria, l’epitelio polmonare, il tessuto adiposo sono particolarmente ricchi di tali cellule.

Sono le cellule staminali adulte più’ studiate, presentano un elevato potenziale replicativo e sono in grado di espletare funzioni immunosoppressive ed immunomodulatorie attraverso la migrazione spontanea nei tessuti di origine ed anche selettivamente nei tessuti danneggiati in cui possono essere impiantate.

Giocano un ruolo fondamentale nella comunicazione intercellulare attraverso un’interazione coi loro recettori o possono trasferire dalla cellula d’origine diverse molecole (citochine) che possono indurre o riprogrammare le cellule sopravvissute del tessuto danneggiato a rientrare nel ciclo cellulare e quindi favorirne la rigenerazione. Il tessuto adiposo aspirato in sede addominale o laterale della coscia, una volta processato attraverso il sistema di filtrazione, contiene una quantità di “induttori cellulari” nettamente superiore e ciò spiegherebbe la sua migliore efficacia biologica come mediatore di comunicazione intercellulare in termini di proliferazione, rigenerazione tissutale ed infiammazione.

Dato l’utilizzo di tessuti autologhi (cioè estratti dal proprio corpo), non sono stati riscontrati effetti collaterali con questa metodica se non quelli correlati alla liposuzione. Esattamente come in chirurgia plastica (da cui viene ereditata la tecnica), la zona in cui viene effettuata la liposuzione viene prima infiltrata da una soluzione fisiologica con anestetico e adrenalina che serve a preparare il tessuto per renderlo più aspirabile, ridurre il sanguinamento e anestetizzare la parte. La liposuzione viene effettuata con una siringa collegata ad una lunga cannula di calibro sottile.

La liposuzione, rompendo i tralci connettivali tra lobuli di grasso e le stesse cellule adipose, crea un trauma tissutale con un sanguinamento generalmente piuttosto esiguo e un certo grado di edema (dovuto in buona parte anche all’infiltrazione), pertanto è prescritto l’uso delle calze elastiche o di guaine compressive per limitare il più possibile questi trascurabili effetti collaterali.

La procedura, effettuata in day surgery, è della durata complessiva media di circa un’ora. Essa può essere effettuata con anestesia locale, ma per minimizzare il disconfort della paziente si usa effettuare una sedazione. Alla dimissione non si possono somministrare dei FANS (antiinfiammatori non steroidei) come paracetamolo, nimesulide, ibuprofene o simili, ma si può prescrivere un antiedemigeno a base di bromelina o sostanze simili.

Attualmente i risultati sono veramente sorprendenti e nulla vieta di integrarli, dopo l’intervento, con terapie aggiuntive quali creme o radiofrequenza. Sicuramente evita la necessità di utilizzare cortisonici locali.