Il 30 settembre il quotidiano ha dedicato un articolo al progetto Lia, nato dall’ascolto della nostra comunità. Per una malattia che si impara a nominare tardi, è una notizia.
Il 30 settembre 2026 la sezione eHealth del Corriere della Sera ha pubblicato un articolo firmato da Ruggiero Corcelladedicato a Lia: il braccialetto per registrare i sintomi, l’Home Hub per la routine della terapia e l’applicazione che raccoglie le informazioni e aiuta a preparare le visite, ideati da quattro studenti del Master in Interaction Design della SUPSI di Mendrisio.
Nel pezzo il ruolo di Lisclea viene citato più volte: è l’associazione ad aver messo i ragazzi in contatto con pazienti e professionisti sanitari, aprendo loro l’accesso a un patrimonio di esperienze che nessuna ricerca online avrebbe potuto restituire. Ed è a Lisclea che l’articolo affida la sua conclusione: Lia mostra cosa può nascere dal dialogo tra pazienti, professionisti e mondo della formazione.
👉 Leggi l’articolo sul Corriere della Sera
Perché per noi conta
Il Lichen Sclerosus è una malattia che si impara a nominare tardi. Molte di voi hanno aspettato anni prima di sentirselo dire da un medico; alcune hanno scoperto il nome della propria patologia da sole, cercando su internet dopo l’ennesima visita senza risposte.
Quando una malattia non ha un nome che circola, chi ne soffre resta solo. È per questo che un articolo su un quotidiano nazionale non è un fatto di vanità associativa: è una persona in più che, leggendo quelle righe a colazione, riconosce i propri sintomi e capisce che ha senso chiedere una visita specialistica. È un medico di base che incontra quel nome e se lo ricorda alla prossima paziente.
C’è poi un secondo motivo. L’articolo non racconta soltanto una malattia: racconta un progetto nato dall’ascolto delle persone che quella malattia la vivono. Prima di immaginare qualsiasi dispositivo, Roberta Valli, Elisa Caridi, Elia Miglio e Walter De Nicola hanno dedicato una settimana intera a incontrare pazienti e professionisti. Il risultato — ancora un prototipo, che per diventare realtà avrà bisogno di sviluppo tecnologico, validazione clinica, test con gli utenti e investimenti — porta dentro di sé quelle conversazioni.
È esattamente il modo in cui crediamo si debba lavorare su una patologia come questa: partendo da chi la vive.
Grazie
A Ruggiero Corcella e al Corriere della Sera, per aver scelto di dedicare spazio a una malattia che ne riceve pochissimo.
A Roberta, Elisa, Elia e Walter, per aver guardato da questa parte quando avrebbero potuto scegliere qualsiasi altro tema.
E a tutte le persone della nostra comunità che hanno accettato di raccontare la propria esperienza ai ragazzi. Senza quelle voci, Lia non esisterebbe.
Nelle scorse settimane abbiamo intervistato il gruppo di studenti: il racconto completo del progetto, con le loro parole e il dietro le quinte della ricerca, lo trovate nella nostra intervista.

