L’incontinenza urinaria è un disturbo molto più diffuso di quanto si pensi. Nonostante questo, viene spesso vissuta con imbarazzo e tende a essere sottovalutata. Quando poi si associa a condizioni come il Lichen Sclerosus o alla sindrome genito-urinaria della menopausa, il quadro può diventare ancora più complesso. Per capire meglio questi aspetti abbiamo intervistato la dottoressa Jessica Li Gobbi, ostetrica libera professionista, fondatrice della community “Pavimento Pelvico Femminile”, che da anni si occupa di riabilitazione del pavimento pelvico e del supporto alle donne con patologie vulvari.

Dottoressa, partiamo dalle basi: che cos’è l’incontinenza urinaria e quali sono le forme più comuni?

«L’incontinenza urinaria è definita come la perdita involontaria di urina e ne esistono diversi tipi. La forma più diffusa è l’incontinenza da sforzo, cioè la perdita di urina che si verifica durante azioni come tossire, starnutire o fare attività fisica. Questa condizione è spesso legata a una riduzione della stabilità dell’uretra, che può essere causata anche dalla carenza di estrogeni. La carenza estrogenica è tipica della menopausa, ma può presentarsi anche in altre situazioni. Quando gli estrogeni diminuiscono, i tessuti di sostegno diventano più deboli. In presenza di atrofia dei tessuti o di Lichen, dove il supporto tissutale è già ridotto, il rischio di incontinenza da sforzo può quindi aumentare. Accanto a questa forma, esiste anche un’altra tipologia molto frequente. Si tratta dell’incontinenza da urgenza. In questo caso il problema non è tanto lo sforzo fisico, ma uno stimolo improvviso e molto forte a urinare. La vescica può diventare più attiva del normale e anche con piccoli riempimenti si può avvertire uno stimolo urgente, difficile da rimandare. Questo porta spesso a dover urinare frequentemente o a non riuscire a trattenere l’urina in tempo».

Quanto conta il pavimento pelvico in questi disturbi?

«Il pavimento pelvico ha un ruolo fondamentale, ma non bisogna pensare che tutto dipenda solo dalla forza dei muscoli. Spesso troviamo una riduzione della forza muscolare, ma possono essere coinvolti anche altri fattori: problemi intestinali, alterazioni vaginali oppure squilibri del microbiota. Negli ultimi anni si parla molto di microbiota intestinale, ma anche la vescica possiede un proprio equilibrio batterico. Quando esistono condizioni infiammatorie croniche, è abbastanza frequente riscontrare una disbiosi intestinale, cioè un’alterazione della flora batterica. Questo squilibrio può riflettersi anche sull’area genito-urinaria, coinvolgendo vagina e vescica. Se la vescica si trova in una situazione di alterazione batterica, la protezione delle sue pareti può ridursi e anche la sua vulnerabilità a processi infettivi. Questo può portare a modifiche della sua funzionalità e contribuire alla comparsa dei sintomi di cui stiamo parlando».

Nelle donne con Lichen, perché il problema può essere ancora più complesso?

«Nel caso del Lichen Sclerosus entrano in gioco altri fattori. Il primo riguarda la fragilità dei tessuti. Nelle donne con Lichen la mucosa vulvare è più delicata e può andare incontro facilmente a fissurazioni o piccole ferite. Questo può accadere durante i rapporti sessuali, ma anche semplicemente durante l’evacuazione o frizioni o movimenti. Queste microlesioni rendono i tessuti più esposti al passaggio di batteri patogeni, aumentando il rischio di cistiti o infezioni urinarie. Per questo motivo non è possibile considerare separatamente il problema infettivo e quello infiammatorio o funzionale della vescica: sono aspetti spesso collegati tra loro. Il secondo fattore riguarda la muscolatura del pavimento pelvico. Molte donne con Lichen sviluppano un ipertono, cioè una contrazione eccessiva dei muscoli del pavimento pelvico. Questo accade perché sintomi come bruciore, dolore o fastidio portano inconsciamente a mantenere i muscoli in tensione. Tuttavia, un muscolo molto contratto non è necessariamente un muscolo forte. Quando il pavimento pelvico è troppo teso, può verificarsi uno svuotamento incompleto della vescica o l’incapacità di reclutarlo attivamente quando necessario, aumentando il rischio di incontinenza o di urgenza urinaria».

Il Lichen viene confuso con altre condizioni?

«Sì, e questo accade abbastanza frequentemente. Nella mia esperienza molte difficoltà diagnostiche nascono dal fatto che i sintomi del Lichen possono essere scambiati per quelli della sindrome genito-urinaria della menopausa. Le due condizioni, infatti, sono molto simili sia nell’aspetto dei tessuti sia nei sintomi riferiti dalle pazienti. Per questo è fondamentale una valutazione accurata e multidisciplinare, che permetta di distinguere correttamente le due situazioni».

Come si può intervenire concretamente?

«La parola chiave è personalizzazione del trattamento. Dal punto di vista muscolare, l’obiettivo è riequilibrare il pavimento pelvico. Questo non significa che tutte le donne con Lichen debbano fare esercizi di rilassamento, né che tutte le donne con incontinenza debbano lavorare solo sulla forza. Il punto di partenza non deve essere il sintomo, ma la condizione specifica della persona. L’obiettivo è restituire alla muscolatura elasticità e funzionalità, cioè la capacità sia di rilassarsi sia di contrarsi correttamente. Il rilassamento è importante, ad esempio, per permettere rapporti sessuali senza dolore e per evitare microlesioni che possono favorire infezioni o cistiti. Allo stesso tempo è necessario lavorare anche sulla forza muscolare, in modo che il pavimento pelvico riesca a sostenere gli aumenti di pressione addominale, come quelli provocati da tosse, starnuti o attività fisica. Gli strumenti terapeutici possono essere diversi: terapia manuale, esercizi attivi per il pavimento pelvico, terapie strumentali. Tra queste rientrano, ad esempio, l’elettrostimolazione per il rinforzo muscolare o la radiofrequenza, oggi utilizzata anche nel trattamento del Lichen, anche se la letteratura scientifica su questo tema è ancora limitata. In molti casi, tuttavia, si osservano benefici: la radiofrequenza può stimolare la produzione di collagene, migliorare l’elasticità dei tessuti e contribuire al sostegno delle strutture che supportano gli organi pelvici. Questo può risultare utile anche nei casi di lieve incontinenza urinaria da sforzo».

Come è nato il suo interesse per il Lichen?

«Sono la fondatrice di una community composta da circa 400 ostetriche che si occupano di pavimento pelvico. Durante un percorso di formazione sul Lichen e sui trattamenti utilizzati in ambito clinico, ho iniziato ad approfondire questo tema e a trattare le prime pazienti. Successivamente ho proseguito la formazione con un master e con la frequentazione di ambulatori dedicati alle patologie vulvari rare. Oggi posso dire che la riabilitazione perineale ha un ruolo molto importante non solo per i disturbi urinari o infettivi, ma anche per migliorare la qualità della vita sessuale delle pazienti. È un lavoro che dà molta soddisfazione, perché permette di offrire alle donne strumenti concreti di autocura e autogestione dei sintomi. Dal momento che il Lichen è una condizione cronica, è fondamentale aiutare le pazienti a gestirla nel tempo, anche nella vita quotidiana».

Quanto è importante fare rete tra professionisti e associazioni?

«Fare rete significa creare occasioni di formazione, sensibilizzazione e informazione. Quando si crea una rete tra associazioni di pazienti e professionisti della salute, si costruisce un contesto più favorevole per affrontare queste patologie. Ancora oggi molte donne non sanno che esistono terapie oltre a quelle mediche tradizionali, come ad esempio l’uso del cortisone. L’obiettivo è un futuro con più consapevolezza, cure personalizzate e collaborazione tra specialisti, elementi fondamentali per migliorare la qualità della vita delle donne che convivono con incontinenza urinaria e Lichen».