Un dolore che brucia, cicatrici che cambiano il corpo, una sessualità che svanisce. Il Lichen Sclerosus è una malattia infiammatoria cronica della vulva che colpisce molte donne in Italia, ma che per decenni è stata sottovalutata, spesso scambiata per una vaginite persistente da trattare con creme inefficaci. Oggi le cose stanno cambiando, anche grazie alla ricerca clinica e chirurgica portata avanti da professionisti come il dottor Cosimo Oliva, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ginecologia dell’Ospedale di Rieti.
«La mia esperienza con il Lichen Sclerosus inizia vent’anni fa, come quella di uno che si occupa di chirurgia vaginale e incontra per caso un esperto come Franco Anglana che mi ha introdotto a una patologia che non è solo di pertinenza ginecologica, ma richiede competenze dermatologiche e ginecologiche».
Il cortisone resta la prima arma, ma non sempre basta
«La prima linea terapeutica, oggi come ieri, rimane quella farmacologica. La terapia corticosteroidea rappresenta ancora il gold standard, ma ci sono casi che non rispondono o arrivano già con esiti importanti. Allora devi pensare a terapie rigenerative. Per molte donne, infatti, la malattia è già in uno stadio avanzato al momento della diagnosi: gli errori di valutazione sono ancora frequenti e il cortisone viene introdotto troppo tardi, quando le cicatrici hanno già compromesso anatomia e funzioni».
Rigenerazione e tecnologia: promesse e limiti
Negli anni, l’équipe di Oliva ha sperimentato trattamenti innovativi per contrastare l’esito sclerotico che danneggia progressivamente la vulva, come il trapianto di grasso, in particolare della frazione vascolare ricca di cellule staminali; le onde d’urto; il laser ad anidride carbonica e ad erbium, per migliorare temporaneamente i sintomi. «Gli effetti del grasso purtroppo non sono molto duraturi e le pazienti non sempre accettano con serenità prelievo e reinnesto. Anche con i laser non abbiamo dati di efficacia reale a lungo termine. Oggi lo sguardo è rivolto a una nuova frontiera: gli esosomi, microscopiche vescicole piene di RNA messaggero in grado di stimolare la rigenerazione tissutale. Sembrano trattamenti promettenti, ma l’Italia limita le somministrazioni di esosomi animali, consentendo solo tecniche come l’elettroporazione e il microneedling»*.
Quando la vulva cambia forma: chirurgia per ridare funzionalità e identità
«I casi più severi non possono essere risolti con le sole terapie mediche. Il Lichen Sclerosus può appiattire e far scomparire le piccole labbra, chiudere parzialmente o completamente l’introito vaginale, causare fimosi clitoridea e ostruzione dell’uretra, portare a stenosi vaginali interne. Non è una chirurgia semplice. Assistiamo spesso a un sovvertimento dell’anatomia vulvare. La zona più colpita è il vestibolo, compreso tra l’imene e le piccole labbra, dove l’epitelio più fragile viene progressivamente distrutto dall’infiammazione. Quando la malattia coinvolge l’area posteriore, la stenosi può impedire anche i rapporti sessuali o rendere dolorosa la minzione. In questi casi, serve una chirurgia di precisione con lembi vaginali o cutanei. In rari casi, il ginecologo deve trattare anche stenosi del canale vaginale e l’intervento comporta rischi, dato che sulla parete posteriore c’è il retto e su quella anteriore la vescica».
Il traguardo non è solo anatomico, quindi: è anche psicologico e sociale. «Sono donne che rinunciano completamente alla loro femminilità, alla sessualità. Intervenire significa restituire qualità di vita».
Una rivoluzione culturale lunga vent’anni
Come spiega il dottor Oliva: «Non è solo la chirurgia a essere cresciuta, è cambiato soprattutto lo sguardo della medicina. Prima si trattava tutto con creme, non si riconosceva la patologia, non si sapeva che doveva iniziare un cortisonico. Oggi invece si parla di patologie vulvari in modo più aperto, le pazienti trovano percorsi dedicati, esiste la consapevolezza di un approccio multimodale».
Un messaggio per le pazienti: parlare, chiedere, farsi curare
«Il Lichen Sclerosus può essere trattato e controllato. Ma serve diagnosi precoce e un follow-up lungo quanto la malattia stessa». L’invito del dottor Oliva è chiaro: «Non rassegnarsi. Perché ogni donna ha diritto al benessere sessuale, urinario, relazionale e alla piena espressione della propria femminilità».
*L’elettroporazione e il microneedling sono due tecniche di medicina estetica che possono essere combinate per migliorare l’aspetto della pelle. Il microneedling utilizza minuscoli aghi per creare micro-lesioni nella pelle, stimolando la produzione di collagene ed elastina. L’elettroporazione usa impulsi elettrici per rendere temporaneamente più permeabili le membrane cellulari, consentendo ai principi attivi di penetrare più in profondità nella pelle. L’unione di queste due tecnologie offre risultati potenziati, migliorando l’assorbimento dei prodotti e stimolando contemporaneamente il naturale processo rigenerativo della pelle.

