GLI PSICOLOGI E PSICOTERAPEUTI
La dott.ssa Valentina Battisti ed il dott. Riccardo Caporale dirigono l’IRPPI, Istituto Romano di psicoterapia psicodinamica integrata
Il metodo
Il modello di Psicoterapia psicodinamica integrata (PPI), promosso dall’Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata (IRPPI), focalizza l’attenzione sull’integrazione mente-corpo. Dagli anni 70-80 è ritornata in auge una modellistica riguardo il disagio mentale e fisico che rimette al centro il concetto di trauma, utilissimo in psicoterapia per spiegare alcuni disturbi funzionali, tra cui le patologie croniche, data la multifattorialità di queste ultime. La tesi psico-traumatologica, ormai dominante, spiega sia la patologia mentale sia il disturbo fisico funzionale creando un ponte tra i due. Le esperienze avverse e soverchianti, vissute nei primi anni di vita, si incistano nel corpo proprio perché le prime memorie dell’individuo sono memorie sensoriali, motorie ed emozionali. Il corpo insomma è la nostra prima memoria ed è per questo che si deve intervenire anche su di esso.
Il modello PPI è un intervento di psicoterapia multifasico ad assetto variabile. L’aspetto più innovativo di tale approccio terapeutico per le patologie croniche è dato proprio dalla comprensione psicobiologica della storia di vita del paziente e dal lavoro sulle memorie corporee, attraverso una costante sintonizzazione affettiva con il paziente e un atteggiamento empatico che permette di entrare in contatto con quei fenomeni non verbali, non simbolici, che sono sotto il livello di consapevolezza e di farli riemergere nel campo analitico, al fine di dare loro un significato. Il lavoro di traduzione di queste memorie traumatiche in codici simbolici, in parole, in rappresentazioni, può dare inoltre un senso a quello che è accaduto al paziente, potenziando le sue capacità di mentalizzazione. In altre parole, la PPI è un intervento che si focalizza sul continuo dialogo tra inconscio non rimosso e inconscio dinamico nella concezione di un funzionamento mentale sano basato sull’integrazione tra diversi livelli della personalità.
Dal supporto psicologico individuale al gruppo: l’approccio integrato
Gli interventi psicologici con approccio psicodinamico integrato sono orientati sia all’individuo singolo che a piccoli gruppi con persone socie dell’Associazione LISCLEA. Il lavoro psicologico con il gruppo permette non solo di “socializzare” e “condividere” con persone affette da stessa malattia alcuni aspetti della propria vita, per certi versi simili o comunque vicini per tipologia e manifestazione, ma soprattutto di scoprire con l’altro una dimensione di maggiore consapevolezza e di patient empowerment condiviso.
Nel gruppo il paziente può rispecchiarsi e riconoscersi in altre esperienze, ed essere lui stesso specchio per altre persone. Si può creare un clima di fiducia ed empatia e, a seconda della tipologia di gruppo e degli obiettivi, si può arrivare a elaborare eventi della propria vita, disinnescare meccanismi disfunzionali, migliorare la propria regolazione emotiva e la propria immagine corporea, e infine trovare modalità relazionali maggiormente efficaci e funzionali.
Attraverso il gruppo si dà voce al dolore, alla sofferenza, alle emozioni, ma anche alle difese, alle resistenze, a problematiche psicologiche e sociali spesso silenti. Un lavoro che conduce verso la consapevolezza, il raggiungimento di un equilibrio personale e una migliore qualità della vita.
Tipologie di gruppo. Tutti i percorsi di gruppo hanno una valenza “terapeutica” di diversa intensità: ogni gruppo, infatti, diventa una sorta di “viaggio personale” che conduce a cambiamenti, miglioramenti comportamentali, apprendimenti di nuove strategie, acquisizione e sviluppo di risorse. I percorsi di gruppo, a seconda dell’obiettivo, della durata, delle necessità dei singoli partecipanti, della metodologia utilizzata, potranno prevedere un orientamento psicoterapeutico, o di taglio narrativo o più esperienziale, oppure di sostegno, ma si possono avere anche gruppi con finalità psicoeducative e formative. Inoltre, abbiamo attivato gruppo per i caregivers, parent training, gruppi in comorbidità.
Gruppo come drive di cura
Il gruppo diventa strumento di cura poiché comporta, nel tempo, un cambiamento e una trasformazione da parte delle persone che vi partecipano, sviluppando “nuovi occhi e nuove modalità” relazionali e comunicative tra se e l’ambiente. Andando oltre la semplice e iniziale condivisione, fatta di racconti di eventi simili, uso di stesse definizioni, linguaggi comuni in tema di cure, farmaci, abitudini e consigli, si sviluppano ed esplorano gradualmente realtà del tutto personali di gestire non solo la malattia ma tutto ciò che ne ruota intorno: la vita di relazioni, gli affetti, la propria rete sociale, le proprie reazioni emotive e comportamentali. La persona viene messa al centro, diventando portatore di mondi personali, punti di vista, esperienze, difficoltà, limiti e risorse del tutto unici ma allo stesso tempo universali. Il gruppo permette proprio questo fenomeno, di comunanza ma anche di rinforzo delle potenzialità del singolo individuo, favorendo l’acquisizione di nuovi significati, donando senso a ciò che spesso è invisibile e muto. Vengono messe in evidenza diversità e caratteristiche specifiche, in un luogo dove vengono ascoltate, accettate e condivise in assenza di giudizio. Il modo di esprimersi resta personale e questo è l’elemento più ricco che nei gruppi si evince. Le variabili che entrano in gioco nel gruppo sono tante: l’accettazione, la partecipazione, l’autonomia e il fatto di poter avere la libertà di raccontare anche criticità, difficoltà, vergogne e quant’altro dal punto di vista emotivo in modo graduale e ognuno con i propri tempi. Di volta in volta, lavorando di concerto con l’Associazione si delineano gli obiettivi e si cerca di costruire in modo sartoriale, tipologie di gruppo secondo la domanda.
Focus importante è stato realizzare anche un ambiente multidisciplinare, coinvolgendo altri specialisti di riferimento, come il dermatologo o il ginecologo, il fisioterapista, proprio perché l’approccio integrato predilige una visione mente-corpo della persona. Con il tempo abbiamo notato che i temi della malattia, della diagnosi, degli itinerari di cure mediche sono presenti nei primissimi incontri, poi man mano tutto questo va sullo sfondo integrato agli aspetti della propria vita, delle relazioni, della vita quotidiana, della gestione del proprio corpo, di come il Lichen impatta sulla vita. Si fa strada la persona e questo per noi è un aspetto importante, è un indice che le persone entrano e poi parlano della loro vita. Se all’inizio si percepiscono come la loro malattia, poi invece cambiano visione e parlano della malattia per quello che è.

