Ai Castelli Romani si parla di Lichen Sclerosus- 5

 

“La Dermatologia ai Castelli, tra patologie comuni e malattie rare”: è questo il titolo dell’evento promosso dal dermatologo, Dottor Emanuele Miraglia, e che si è tenuto lo scorso sabato, 11 aprile, a Frascati, in provincia di Roma. Focus dell’incontro la cute, l’organo più esteso del nostro corpo. I numeri parlano chiaro: più di 3.000 malattie si possono manifestare a livello cutaneo, di queste alcune sono comuni, altre molto rare. Per questo il ruolo del dermatologo risulta fondamentale, soprattutto nell’identificazione di malattie rare la cui diagnosi precoce e la gestione multidisciplinare sono di fondamentale importanza per prevenire e gestire le temibili complicanze.

L’incontro è stato l’occasione di confronto tra medici specialisti in dermatologia e non solo. La seconda sessione è stata dedicata al Lichen Sclerosus, offrendo una panoramica completa sulla diagnosi, sulle terapie emergenti e sulla corretta gestione. Il tutto per creare e rafforzare una rete multidisciplinare per la patologia sul territorio laziale.

Diversi gli interventi durante il panel. La prima a prendere la parola è stata la Professoressa Sandra Giustini, dermatologa, che ha sottolineato come il Lichen sia una patologia invalidante e cronica, motivo per il quale è stato redatto un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA). «Il Lichen necessita di un’assistenza complessa, di un approccio multidisciplinare e di una presa in carico con figure professionali esperte. Tutto questo per individuare precocemente la forma e l’entità clinica, prevenire le complicanze e valutare il percorso terapeutico individuale». Di prevenzione, ma soprattutto di precocità, ha parlato anche il Dottor Stefano Lauretti, urologo e andrologo, secondo il quale nel maschio la patologia è sottostimata. «L’urologo è l’anello debole della catena, nonostante le Linee Guida indichino il Lichen come fattore di rischio per il carcinoma del pene e per la stenosi dell’uretra. Per questo le persone dovrebbero essere intercettate nella fase precoce».

La Dottoressa Anna Angela Criscuolo, ha invece offerto il punto di vista della ginecologa: «Dal 1997 al 2022, l’incidenza del Lichen Sclerosus è aumentata di sette volte. Un dato importante che invita a riflettere su come la patologia nasca dall’interazione tra una predisposizione genetica, una disfunzione immunitaria e i fattori ambientali. Il 34.6% degli adulti con Lichen presenta almeno una malattia autoimmune, per questo lo screening è raccomandato. Inoltre, il Lichen aumenta di sedici volte il rischio di carcinoma squamocellulare vulvare e richiede sorveglianza a lungo termine». I sintomi fisici, però, non sono gli unici da tenere in considerazione. Come sottolineato dal Dottor Emanuele Miraglia: «Il medico deve capire anche il disagio psicologico. Nei pazienti si riscontrano spesso ansia e depressione. Per questo occorre adottare un modello che metta il paziente al centro, instaurando con lui un dialogo efficace e cercando di collaborare con i Centri di riferimento e con le Associazioni di pazienti».

Di Centri di riferimento ha parlato la Dottoressa Alessia Paganelli, dermatologa presso l’IDI (Istituto Dermopatico dell’Immacolata) di Roma: «La nostra esperienza ci dice che il Lichen non è solo vulvare, ma possono esserci presentazioni atipiche, extra genitali». Come diagnosticarle? Sicuramente attraverso l’imaging non invasivo, che risulta uno strumento utile per il patient monitoring. Come curarle? Una valida alternativa al cortisone arriva dai JAK inibitori (piccole molecole che bloccano specificamente l’attività degli enzimi Janus Chinasi), di cui molti report mettono in evidenza l’efficacia. E di nuove alternative terapeutiche ha parlato la Professoressa Maria Giuseppina Onesti: «In base alla nostra esperienza, l’applicazione di tecniche di medicina rigenerativa è indicata nel trattamento del Lichen Sclerosus vulvare, producendo minore sintomatologia, maggiore soddisfazione sessuale, agevolazione dell’esame ginecologico e un miglioramento del quadro istologico». Motivo per il quale si auspica che la ricerca scientifica continui a realizzare studi clinici capaci di rafforzare le evidenze a sostegno dell’efficacia delle ADSCs (Cellule Staminali Adipose) contenute nel tessuto adiposo autologo e della frazione mononucleata del sangue periferico come potenziali armi a disposizione per migliorare la qualità di vita delle pazienti. A chiudere l’incontro la Presidente di LISCLEA, Muriel Rouffaneau che dopo aver raccontato la storia dell’Associazione ha concluso dicendo: «Abbiamo bisogno di speranza. Il Lichen non è solo un problema cutaneo, è solitudine, è paura della quotidianità, è timore quando si parla di gravidanza e di parto. Tutti fattori che incidono sulla vita personale e familiare. Per questo ci auguriamo più attenzione alla malattia, più ricerca e nuovi farmaci».